Come si apprende da La Gazzetta dello Sport, nel pomeriggio di ieri Lega Calcio Serie A e FIGC hanno presentato al ministro dello Sport Spadafora il nuovo protocollo per la ripartenza degli allenamenti di gruppo. Questi sarebbero potuti riprendere già oggi, qualora il protocollo presentato dal ministro dello Sport e sottoscritto inizialmente dalla FIGC fosse stato accettato dalla Lega Calcio. Sono state invece diverse le obiezioni avanzate dai club di Serie A. Le analizziamo riferendoci in modo particolare a quanto riguarda il Napoli.

Il primo riguarda tempi e modi dei test sanitari per verificare la negatività dei giocatori. Il Napoli, com’è noto, ha un accordo con il Policlinico Universitario Federico II per le procedure di analisi, con due dottorandi “dedicati” alla raccolta dei campioni. Nel nuovo protocollo è prevista la ripetizione del tampone a 72-96 ore dalla partenza degli allenamenti di gruppo e di nuovo, ancora, al “tempo zero” di questi. Poi ripetizioni ogni 4 giorni. Si intensificherà ulteriormente, quindi, l’attività di screening. Che prevede, inoltre, anche test sierologici per la ricerca degli anticorpi all’inizio degli allenamenti collettivi e poi ogni 14 giorni.

Il secondo è il rifiuto del ritiro blindato ad inizio degli allenamenti collettivi. Niente “quarantena” a Castel Volturno e all’Holiday Inn adiacente al centro tecnico per i calciatori del Napoli, che potranno quindi tornare a casa. Anche questa decisione ha impattato nell’aumento del numero dei test da effettuare. Meno spese di gestione del ritiro, più spese sanitarie per la società. Si richiede ai giocatori di utilizzare mezzi propri e senza la presenza di autisti. Mascherine per l’arrivo al centro tecnico e, ove necessario, guanti per tutti.

Il terzo e più delicato punto riguarda l’eventuale scoperta di un positivo tra i membri della squadra o dello staff dopo l’inizio degli allenamenti di gruppo. Il protocollo precedente prevedeva la quarantena per l’intero gruppo squadra con la sospensione degli allenamenti. La proposta attuale è quella di partire con la quarantena, ma proseguire gli allenamenti di squadra – con il positivo isolato e non partecipe – sotto l’attenta valutazione clinica del medico sociale e l’esecuzione di tamponi, anche rapidi, ogni 48 ore per 2 settimane, nonché esami sierologici immediati e da ripetersi dopo 10 giorni. Solo a questo punto – in caso di positivo in squadra – scatterebbe quindi il maxi ritiro. Un modo di responsabilizzare ulteriormente i giocatori nei contatti extra-calcistici, per evitare problemi anche ai propri compagni di squadra.

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