Carlo Tranquilli, componente della commissione medico-scientifica della FIGC, è stato intervistato ieri sera a Radio Marte nel corso della trasmissione “Si gonfia la rete” di Raffaele Auriemma. Il professore ha spiegato il senso del protocollo medico della FIGC che è stato inviato nei giorni scorsi al ministero dello sport in vista della possibile ripresa degli allenamenti. Secondo Tranquilli, isolare quanto più possibile i calciatori dal resto delle persone è l’unico modo per tenerli in sicurezza, e non far diventare i giocatori, a propria volta, “mezzi di diffusione” del contagio. Di seguito le sue parole sintetizzate da ForzaNapoli.NET per i propri lettori.

“Il protocollo varato serve a ridurre al massimo il rischio rispettando delle condizioni, che però sono difficili da rispettare. Sono fiducioso che i club riescano a organizzarsi per questo. Ovviamente riguarda un periodo iniziale, cioè l’inizio degli allenamenti. Il resto è tutto da scrivere e gestire. Non sappiamo come andrà l’epidemia e quali saranno le indicazioni governative tra un mese. Altro poi va lasciato all’organizzazione della società e alle decisioni del Governo.

Questo programma permette, ove possibile, di abbassare il rischio al massimo. Il rischio zero è una speranza, ma è molto difficile, dobbiamo avvicinarlo il più possibile. I calciatori devono tenuti in una situazione in cui arrivano e non devono essere infetti, devono essere controllati con dei test, e poi bisognerà prendere precauzioni affinché non si ammalino e non facciano ammalare.

Domani ci sarà un incontro ufficiale tra le leghe e il Governo. L’obiettivo è sempre quello di affrontare il rischio biologico, che per una società di calcio si presenta per la prima volta. La novità riguarda sia il mondo medico che sportivo. Non so però cosa succederà domani. So che i medici che sono stati chiamati nella commissione medico-scientifica o quelli del CONI hanno tutti l’obiettivo di far svolgere attività nella massima sicurezza possibile.

Il Lockdown per i calciatori di Serie A è l’unica ipotesi possibile per garantire che non ci siano contatti con l’esterno. Ci dirà il Governo se esistono altre misure per garantire che un atleta possa non contagiarsi e non contagiare gli altri. I calciatori sono dei lavoratori, quindi vanno protetti come tutti gli altri lavoratori del mondo.

Per quanto riguarda i dilettanti, dobbiamo comunque pensare che sono persone che fanno attività sportiva. L’obiettivo è quello di salvaguardare la salute in ogni caso e a ogni costo. Lo sport è un’azienda importante, un settore produttivo importantissimo, quindi bisogna mantenere la produttività e aiutare le persone e gli atleti a fare questo con il minor rischio possibile. Dobbiamo capire quali possibilità ci sono di ridurre i rischi.

Questo virus tra le persone sane passa quasi inosservato ma non possiamo sottovalutarlo. Il rischio sarà anche abbastanza basso per gli atleti, ma la prevenzione non deve mai abbassare la guardia per questo motivo”.

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